Dissesto in Veneto, 2,1 miliardi e oltre 3.000 cantieri
17/07/2026
La Regione Veneto ha investito 2,1 miliardi di euro dal 2010 per contrastare il dissesto idrogeologico, avviando oltre 3.000 cantieri e programmando una rete di 23 bacini di laminazione. I dati sono stati richiamati dall’assessora regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, dopo le osservazioni formulate dalla Corte dei Conti nell’ambito del giudizio sul Rendiconto 2025.
Oltre 3.000 interventi avviati dal 2010
Le risorse stanziate dalla Regione sono state utilizzate per opere di prevenzione, messa in sicurezza e riduzione del rischio legato ad alluvioni, frane ed esondazioni. Il programma comprende cantieri distribuiti nei diversi territori del Veneto, con interventi sui corsi d’acqua, sulle opere di difesa idraulica e nelle aree maggiormente esposte agli effetti degli eventi meteorologici intensi.
Secondo Venturini, la programmazione regionale segue la direzione indicata dalla magistratura contabile, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere costanti gli investimenti e rafforzare le attività preventive. L’assessora ha ribadito che la sicurezza idrogeologica resta tra le priorità operative della nuova legislatura.
La gestione del rischio richiede una pianificazione pluriennale, poiché molte opere necessitano di studi preliminari, progettazione, autorizzazioni ambientali e interventi coordinati con Comuni, Consorzi di bonifica e autorità competenti sui bacini idrografici.
Manutenzione su 8.000 chilometri di argini
Una parte rilevante dell’attività riguarda la gestione e la manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini. Il controllo delle opere comprende verifiche sullo stato delle strutture, pulizia della vegetazione, ripristino dei tratti danneggiati e interventi sulle situazioni che possono compromettere la capacità di contenimento dei corsi d’acqua.
Il presidio degli argini viene svolto durante tutto l’anno e assume particolare rilievo prima e durante le fasi di allerta meteorologica. La presenza di cedimenti, tane di animali, erosioni o vegetazione eccessiva può infatti ridurre la resistenza delle difese idrauliche e aumentare il rischio per abitazioni, infrastrutture e attività produttive.
Venturini ha definito questa rete un impegno operativo complesso, che richiede monitoraggio continuo e capacità di intervenire rapidamente quando vengono rilevate anomalie o condizioni di pericolo.
Dieci bacini completati e tre in costruzione
Il piano regionale prevede complessivamente 23 bacini di laminazione, opere progettate per trattenere temporaneamente una parte dell’acqua durante le piene e ridurre la pressione sui fiumi e sui centri abitati situati più a valle.
Dieci bacini risultano già completati, mentre altri tre sono attualmente in fase di realizzazione. Le strutture entrano in funzione nei momenti di maggiore portata, accumulando l’acqua in eccesso e rilasciandola progressivamente quando il livello del corso d’acqua torna compatibile con le condizioni di sicurezza.
La Regione intende proseguire con la progettazione e l’esecuzione delle opere ancora previste, mantenendo il ritmo degli investimenti e aggiornando le priorità sulla base delle caratteristiche dei territori e delle valutazioni tecniche sul rischio.
La prevenzione al centro della programmazione regionale
Le osservazioni della Corte dei Conti rappresentano, secondo l’assessora, un riferimento per migliorare la programmazione e l’utilizzo delle risorse destinate alla difesa del suolo. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità del territorio attraverso interventi strutturali, manutenzioni periodiche e una gestione coordinata delle infrastrutture idrauliche.
Il Veneto continuerà quindi a intervenire sia sulle opere di grandi dimensioni, come i bacini di laminazione, sia sulla manutenzione diffusa della rete di argini. La strategia regionale punta a limitare i danni provocati dagli eventi estremi e a tutelare cittadini, imprese, collegamenti stradali e patrimonio ambientale.
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